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Formazione ECM: «In arrivo nuovi incentivi, tra premi e sanzioni»

Saranno sempre di più le conseguenze cui andranno incontro i professionisti sanitari che risulteranno non in regola con i crediti ECM. Al contempo, però, si pensa ad incentivi e premi per coloro che rispettano l’obbligo formativo. Queste le novità all’orizzonte per il settore della formazione ECM annunciate dal direttore generale dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) Domenico Mantoan.

Formazione ECM, le sanzioni per chi non si aggiorna

Oltre alle sanzioni già previste dalla legge, ovvero un illecito disciplinare adottato dall’Ordine di appartenenza che può andare dall’avvertimento alla sospensione, si punterà ad un rafforzamento del legame tra polizze assicurative e formazione: «Sta per uscire il decreto attuativo della legge Gelli sulla responsabilità professionale che introduce, tra le altre cose, anche la possibilità che le assicurazioni prevedano delle forme di penalizzazione per quei professionisti che non abbiano rispettato gli obblighi formativi. Questa si tradurrà quindi in una forma di pressione per i professionisti stessi, perché più saranno formati più le assicurazioni li prenderanno in carico». Una sorta di meccanismo bonus-malus, quindi, che lega il costo della polizza al conseguimento degli ECM.

Anche perché, «più preparati si è e meno si sbaglia, e meno si sbaglia meno saranno le possibilità di avere qualche grana giudiziaria». Un ulteriore aspetto, quest’ultimo, «non indifferente».

I riconoscimenti per chi rispetta l’obbligo formativo

Ma se aumentano le penalizzazioni per chi non si forma, potrebbero esserci nuovi premi per chi ogni triennio consegue un numero sufficiente di crediti ECM: «Credo che un altro incentivo possa essere il riconoscimento, nel percorso di carriera, anche della qualità e della quantità del percorso formativo effettuato, proprio come si presta attenzione agli incarichi ricoperti e alle pubblicazioni. Similmente – aggiunge Mantoan – la capacità formativa potrebbe essere oggetto di valutazione all’interno di un concorso pubblico».

Insomma, novità importanti che potranno quindi incentivare quei professionisti sanitari che ancora vedono la formazione ECM come un onere e non come un’opportunità. Una rivoluzione copernicana per alcuni ancora incompiuta, che ogni tanto ha bisogno di una “spintarella”. Generalmente, infatti, «un professionista dovrebbe formarsi non per paura delle sanzioni, che certamente ci sono, ma per il dovere civico di ricoprire un ruolo importante che può essere svolto ad alto livello solo se c’è una formazione costante e continua», rimarca il direttore generale di Agenas.

«Ce lo ha dimostrato la pandemia – aggiunge -. Non sapevamo nulla del Covid, e abbiamo dovuto imparare in corso d’opera che danni faceva questa malattia, come evolveva, come si trasmetteva, come si cura. È la dimostrazione di come in sanità non bisogna assolutamente rimanere fermi, ma bisogna essere continuamente informati e formati».

La qualità dei corsi ECM

Formazione, tuttavia, che deve rispettare determinati criteri di qualità e offrire un valore aggiunto al professionista. La mera “raccolta dei punti” e la ricerca spasmodica di corsi che in poco tempo consentono di accumulare un numero considerevole di crediti, infatti, contraddicono il senso stesso del programma di formazione ECM. E in questo l’Agenas, che ha il compito di accreditare i corsi e di controllare i provider, ha un ruolo fondamentale: «Insieme alla Commissione nazionale ECM stiamo valutando come selezionare e valorizzare i corsi che offrono dei valori formativi aggiuntivi. Questa è una delle attività fondamentali più importanti su cui si sta concentrando l’Agenas. Oggi un corso, per essere di qualità, deve assicurare un valore aggiunto al discente e deve essere tenuto da formatori di qualità. Sono queste le due caratteristiche che secondo me vanno valutate», spiega Mantoan.

Recovery e FAD

Nuove prospettive figlie anche della pandemia, che ha «portato ad attenzioni nuove il sistema sanitario nazionale, considerato oggi un investimento e non più una spesa». E proprio questo «cambio di passo, che ha portato numerosi e importanti investimenti in sanità», si tradurrà in «un cambio della governance e dell’organizzazione dei modelli sanitari». Da qui, allora, la necessità di formare il personale sanitario anche su questi aspetti. Non a caso una parte del Recovery Plan prevede infatti «importanti forme di finanziamento per la formazione, sia sulle malattie infettive che sulla parte manageriale – spiega Mantoan -, che sarà importante non solo per gli apicali, ma anche per le figure intermedie. Sarà la capacità gestionale a permettere di trarre dei vantaggi da questi investimenti».

Ma c’è un altro aspetto, a detta di Mantoan, figlio della pandemia: la scoperta dell’utilità della formazione a distanza, «una delle cose positive che ha portato il Covid», in quanto si è dimostrata «efficace e veloce, consentendo ad un numero importante di persone di partecipare ad uno stesso evento formativo senza doversi spostare, e senza quindi togliere tempo al lavoro o alla famiglia».

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