Rassegna stampa

CAMPAGNA VACCINALE anti Covid-19, come cambiare passo e vaccinare il 75% della popolazione entro l’estate

Gentilissimi

il tema della vaccinazione anti Covid è un tema caldo e caro a tutti e, sebbene da una parte suscita dubbi e perplessità in alcuni, dall’altra, quella della maggior parte dei cittadini e dei professionisti sanitari che hanno ben presente che la salute non è un capriccio, vaccinarsi è considerato il primo e più importante gesto di responsabilità nei confronti di sé stessi e degli altri.
“La scienza ci offre l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Tanto più per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili”.
Tutti gli addetti ai lavori conoscono che il Piano Nazionale di vaccinazione per il COVID-19 partito il 27 dicembre 2020, che si articolerà in più fasi, ha come risultato più atteso per i prossimi mesi l’immunità di comunità o ‘di gregge’ e conoscono bene quanto c’è da fare ancora affinché il 65-70% della popolazione italiana sia coperta da vaccinazione nel più breve tempo possibile.
Allo stesso modo, in molti conosciamo la carenza di professionisti da impegnare in questa vasta attività vaccinale a partire dai medici – tanto che si stanno utilizzando medici specializzandi – dai farmacisti e dagli infermieri.
Ciò che serve è una task force organizzata di medici e infermieri e luoghi idonei per la somministrazione sparsi su tutto il territorio a partire dai Distretti Sanitari, dalle Farmacie, dagli Ospedali di Comunità e non solo.
I bandi che fino ad ora hanno richiesto vaccinatori, non hanno avuto il risultato sperato e pensare di utilizzare premialità al ribasso senza tener conto di quanto lavoro c’è da fare è assurdo quando si affronterà la
vaccinazione di massa, senza considerare che la vaccinazione per le persone fragili ancora non è iniziata, che la percentuale degli anziani vaccinati è ancora bassa e che neanche la metà dei professionisti sanitari è
vaccinata nonostante le campagne di adesioni lanciate anche dagli Ordini professionali.
Il lavoro da fare è enorme e la lotta è spesso impari contro il Covid tenuto conto che il fattore Tempo non gioca a nostro favore.
L’obiettivo è tuttavia sempre lo stesso, fare in modo che entro l’estate il 70% della popolazione sia vaccinata!
Invio la presente infatti come proposta operativa, né così semplice ma nemmeno così complessa.
Allentando il vincolo dell’esclusività attualmente vigente per gli infermieri dipendenti, si ammetterebbero sul
territorio e/o a domicilio migliaia di professionisti sanitari (90.000 in tutta Italia) che, per un costo nazionale di massimo 400 milioni di euro, garantirebbero in massimo tre mesi la copertura vaccinale del 75% della
popolazione.
Una sentenza storica emessa dal Tribunale di Salerno sul vincolo di esclusività dichiara che”…il vincolo di esclusività per gli Infermieri è temperato dalla possibilità, prevista dal CCNL di settore, di svolgere prestazioni a favore di soggetti pubblici e privati, prestazioni aggiuntive e in equipe, fuori dall’orario di lavoro e con ripartizione del compenso…A prescindere dalla circostanza se l’appellante si sia in concreto avvalso o meno di tale facoltà comunque il suo rapporto di lavoro è regolato da disposizioni che gli consentono di espletare attività aggiuntive rispetto alla ordinaria prestazione lavorativa per la ASL….” Sentenza di Corte di Appello n. 1012/2019 – Giudice di I Grado – Salerno.
Non crediamo quindi che sia un problema di soldi perché in termini di vite umane e di risorse impiegate, la spesa è quasi pari a zero se paragonata a 45 milioni di italiani da vaccinare ancora e che, se continuassero ad ammalarsi, avrebbero un costo di gran lunga superiore a quanto prospettato.
Il vincolo dell’esclusività oggi costringe infatti gli infermieri dipendenti (gli stessi visti ai letti dei malati nelle terapie intensive e primi vaccinatori e vaccinati negli ospedali per rendere questi ultimi Covid-free) a operare
solo nella struttura da cui dipendono, mentre un allentamento della norma gli consentirebbe di operare anche sul territorio e a domicilio e, un domani, di assistere sul territorio chi ne ha bisogno.
E basterebbero per ottenere il risultato: due ore di lavoro in più per ogni infermiere, compensato o in base a scelte regionali o con 500 euro al mese in più (per tre mesi) o ancora con una cifra di circa 10 euro a vaccinazione, pari a quella indicata come riferimento per altre categorie professionali.
Altre proposte che avrebbero comunque un effetto a lungo termine e non solo sulla pandemia, sono poi quelle di integrare gli organici infermieristici oggi carenti con le figure infermieristiche mancanti che, inizialmente
dedicate alle vaccinazioni, potrebbero poi continuare ad assistere fragili, cronici, anziani e tutta la popolazione secondo i bisogni di salute e prevenzione a livello territoriale.
Non dimentichiamo che la L. 77/2020 conosciuta come “Decreto Rilancio” e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 10 settembre, hanno approvato le “linee di indirizzo sull’ infermiere di famiglia/comunità Ex l. 17 luglio 2020 n. 77”, come un’evoluzione importante nell’assistenza sul territorio.
L’infermiere di famiglia/ di Comunità in sinergia con il medico, meglio integrano i servizi sanitari e forniscono una prima risposta indispensabile per il corretto svolgimento delle cure.
Lo standard di personale a risorse vigenti ex L. 77/2020 è di massimo 8 infermieri ogni 50.000 abitanti.
Sempre nel documento viene sottolineata la necessità di predisporre un percorso formativo regionale rapido ed efficace, solo le Regioni infatti possono farlo in tempi brevi, cosa stiamo aspettando?

La presente per richiedere un intervento concreto alla Regione, alla Asl, alle Istituzioni nel supporto a questo percorso di crescita che può solo portare beneficio se si opera in sinergia.
L’Ordine delle Provincia dell’Aquila non intende a tal proposito delegare ad altri ciò che insieme si può fare per fare meglio e che ci riguarda pertanto la presente nota anche per richiede un incontro per la costituzione di un
Tavolo intersettoriale e multidisciplinare per valutare i temi che ci riguardano e che in questa nota sono stati sottolineati.
Il modello auspicato da tenere presente è quello già usato dalla Protezione Civile nella prima fase della pandemia per creare le task force di medici e infermieri inviati allora nelle Regioni più colpite: una retribuzione
uguale per tutti (medici e infermieri, appunto, che svolgerebbero la stessa funzione) e obiettivi chiari e veloci da raggiungere per uscire al più presto dalla pandemia.
Si ringraziano tutti per la considerazione prestata.

La Presidente OPI L’Aquila
Dott.ssa Ianni Maria Luisa

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